domenica 29 marzo 2020

Venerdì 3 marzo Trasloco

Il Leo, per aiutarmi a traslocare, ha preso in prestito il furgoncino aziendale, un bel Ducato giallo con cui sfreccia come un kamikaze nel traffico milanese. Arrivati in via Gioia, lo guardo in silenzio, un muto rimprovero per il suo stile di guida. “Non si guarda negli occhi un babbuino,” mi sgrida lui, “è un atteggiamento minaccioso.”
Pur avendo le chiavi, suono il campanello di quella che da stasera non sarà più casa mia. Valeria mi accoglie alla porta, accennando ad un sorriso. Mi chiede se voglio una mano. “Grazie. Porta giù quello che non pesa troppo, se vuoi” le rispondo. La porta della sua camera è chiusa.
Una volta terminato di caricare gli scatoloni, torno di sopra per vedere se ho dimenticato qualcosa. Valeria sale con me, mentre il Leo si ferma giù per fumare una sigaretta e fare una telefonata. In ascensore, Valeria guarda il soffitto, io rileggo un messaggio di Paola sul telefonino.
Do un’ultima occhiata all’appartamento. “Se trovi qualcosa di mio per favore mettilo da parte” raccomando a Valeria. Lei mi guarda, esitante, come se volesse dire qualcosa, però non parla. Mi osserva in silenzio mentre me ne vado.
Mentre ci avviamo verso il furgoncino, il Leo mi passa un braccio intorno alle spalle, e gli sono grata perché non mi chiede nulla. Ci dirigiamo a tutta velocità verso la mia nuova casa. Quando arriviamo, siamo costretti a parcheggiare in seconda fila e dobbiamo scaricare in fretta, tra i clacson e gli insulti degli automobilisti. Una volta terminato, ci sediamo sul divano, guardando la roba sparsa ovunque, i muri spogli.
“Vedrai che diventerà carino, qui” afferma il Leo con sicurezza.
Ci beviamo una birra, poi lui deve andarsene.
“Ti accompagno” dico.
Accendo una sigaretta e offro il pacchetto al Leo, che rifiuta. Camminiamo in silenzio. LATTE MILANO. HO IN MENTE SOLO MILANO dichiara la pubblicità sul muro di un bar.
Ringrazio ancora Leone, poi ci salutiamo.
“Cosa fai stasera?” mi chiede.
“Non lo so” rispondo, gettando la sigaretta.

mercoledì 11 marzo 2020

Mercoledì 1 marzo Veneti

Stasera con Giulio e alcuni suoi amici andiamo all’Artic Ice, un locale ricavato nel ghiaccio, mobili compresi. Entriamo impellicciati, con i guanti, e ci beviamo una vodka in un ambiente surreale.
Al ritorno, un suo amico mi dà un passaggio fino a casa. Ha gli occhiali viola e un neo giusto in mezzo alla guancia destra.
“Sei veneta, vero?” mi chiede.
“Già” confermo.
“Senza offesa, ma i veneti li trovo insopportabili” mi informa.
“Interessante” commento. In via Monti mi pare di scorgere la ragazza che incrocio ogni mattina uscendo dalla metropolitana.

domenica 23 febbraio 2020

Lunedì 27 febbraio Animali/7: iguane da bagno

La Manu, che è appena tornata da un viaggio alle Maldive, passa in via Gioia insieme al Leo. L’atmosfera è tesa, perché Valeria ed io ci parliamo pochissimo, ed evitiamo quasi di guardarci. “Perché non racconti di quando sei andata in coma durante l’intervento di liposuzione?” chiede il Leo alla Manu, per rompere il silenzio.
“Com’è stata la vacanza?” le chiedo io.
“Fantastica! L’unica nota negativa era il cibo. Il cuoco locale ci ha propinato per due giorni pesce fritto, che evidentemente è l’unica cosa che era capace di preparare. Al terzo giorno ci siamo ribellati e l’abbiamo esautorato.”
“E per il resto? Dicevi che conoscevi solo un paio dei tuoi compagni di viaggio- Come erano gli altri?”
“Simpatici, a parte una lesbica che era assolutamente odiosa, oltre che una vera selvaggia.”
Valeria arrossisce, e anche il Leo sembra a disagio. “Ah sì?” chiedo io.
“A casa sua a Bologna alleva un’iguana nella vasca da bagno” esclama la Manu, disgustata. “E ci ha pure provato con me.”
“L’iguana?”
“No, la lesbica. Che orrore!”
“Uomini interessanti ce n’erano, in vacanza?” si affretta a cambiare discorso il Leo.
“Ce n’era uno che non mi dispiaceva. Un tipo con l’aria da intellettuale, sempre con la pipa in bocca.”
Il Leo, pensieroso, confessa: “Quando vedo qualcuno con la pipa mi viene voglia di infilargliela su per il culo.”
“Perché?” chiede Valeria.
“Saperlo…” sospira Leone.

domenica 19 gennaio 2020

Sabato 25 febbraio Il cavalier Magnago

Vado fuori a cena con i miei, cosa che non succedeva da anni. Siamo stati invitati dal cavalier Magnago, mediatore, che ha aiutato mio padre a vendere un terreno, guadagnandoci una lauta commissione. È una delle persone più ricche di Vicenza, e vive all’ultimo piano di uno splendido palazzo del Palladio. Anche se la sua vita è stata dedicata a fare soldi e non alla speculazione filosofica, ambisce ad essere considerato un uomo di cultura.
“Mi go scoperto Caravaggio prima che el fusse de moda” comunica stasera, con fare compiaciuto. Guardo mia sorella Caterina, che trattiene a stento una risata.
Il cavalier Magnago è preda di improvvise crisi di malinconia: racconta della fine del suo matrimonio, si lamenta di non avere più l’energia per cercare una nuova compagna.
Mia mamma lo esorta: “Si butti, cavaliere, si butti.” Magnago guarda malinconico la piazza, dalla finestra del quarto piano.

mercoledì 1 gennaio 2020

Mercoledì 22 febbraio Il Leo negli States

Vado a cena con il Leo in un ristorante kosher in Piazza Piemonte. Mi racconta del suo recente viaggio di lavoro a Chicago.
“È stata un’esperienza interessante. Ma gli americani sono degli sozzoni: non perdono occasione per posare i loro piedacci sopra il tavolo, riunioni di lavoro incluse. Uno si toglieva addirittura le scarpe e rimaneva in calzini.”
“Scherzi?”
“Te lo giuro” rabbrividisce il Leo. “Penso che me li sognerò finché campo, quei calzini grigi.”

giovedì 19 dicembre 2019

Lunedì 20 febbraio Camogli sette mogli

Giulio viene a prendermi per andare al Carnevale Futurista. Per sedermi, devo liberare il sedile del passeggero della sua Golf grigia, dove giacciono alcune copie del Giornale dell’Ingegnere e un dizionario cinese-inglese. Il finestrino è spalancato.
“Giulio, è inverno” gli faccio notare.
“Lo so: col finestrino giù l’aria si ossigena e l’auto si riscalda più in fretta” afferma lui, convinto.
“Ne sai una più del diavolo. Però è meglio che riservi i tuoi esperimenti per qualcun altro. Ho un trasloco da fare e non posso ammalarmi.”
Giulio, stizzito, richiude il finestrino.
“Novità?” indago.
“Le uniche novità che sento in questo periodo riguardano coppie che si lasciano. La gente non fa che separarsi. Anche una coppia di amici che è stata in Liguria con me ed Elisa. Lui tradiva la sua compagna da sempre, e mi ripeteva, come un mantra: «Camogli sette mogli». E adesso, altro che sette mogli, non ne ha più neanche una.”
“Che storia triste, Giulio! E per il resto, come ti va la vita?”
“Così così. Ho mandato un messaggio ad Elisa, ma non ha risposto. Al lavoro il mio capo mi rompe le palle.”
“Periodaccio, eh?”
“Diciamo che mi sto rendendo conto di quante persone malvagie ci sono al mondo. Soprattutto a Milano: sembra che catalizzi gli stronzi come una calamita.”
“Eh sì, caro Giulio. L’umanità è schifa.”

TOUS. BE ADORABLE. BE TOUS intima un cartellone pubblicitario.

domenica 8 dicembre 2019

Sabato 18 febbraio Il professor Zilio

Questo fine settimana i miei hanno invitato a cena il professor Zilio, insegnante di storia e filosofia, probabile candidato sindaco di Montebello alle prossime elezioni. Non molto alto, ma corpulento, si fa notare per la barba ottocentesca, e la deliberata lentezza con cui si muove. Ha una sola grande passione nella vita: sentire il suono della propria voce. Ispirato dal fatto che oggi è sabato, ci declama il Sabato del Villaggio di Leopardi. Non si accontenta di un verso, ma ce lo recita tutto, dall’inizio alla fine. Mio padre lo guarda con la tipica espressione della quaglia che si sta per addormentare.
Viene portato in tavola il dolce. Zilio lo guarda con antipatia e suggerisce a mia madre: “Senza nulla togliere alla Sua torta, forse è più opportuno mangiare il vassoio di paste che ho portato io, visto che diventano vecchie subito.” Mentre mia madre riporta mestamente la torta in cucina, lui ci informa: “Credo di avere salvato uno dei miei alunni.”
 “Davvero, professore?” gli chiede mia sorella Caterina.
“Sì” conferma lui, convinto. “Questo poveretto non riusciva a parlare da anni, a causa di un trauma psicologico. Avevo letto da qualche parte che in questi casi può servire un controshock, e allora durante una lezione gli ho gridato contro, senza motivo, poi l’ho sbattuto fuori dalla porta.”
Mia madre lo guarda impietrita.
“Beh, adesso parla come un libro stampato” annuncia Zilio soddisfatto, ingoiando una meringa mignon.

sabato 16 novembre 2019

Giovedì 16 febbraio Allegria

Stasera incontro Lorenzo, un mio ex compagno di università. Lavora all’Agenzia delle Entrate, ed è a Milano per un corso di aggiornamento in diritto tributario. Mentre siamo in macchina, diretti verso I Piranesi per una cena di pesce, scoppia improvvisamente in una risata.
“Cuor contento iddio l’aiuta” approvo.
“Scusa! Hai fatto caso al camion che abbiamo appena superato? Quello del Biemme? Beh, mi è venuto in mente che qualche mese fa ho fatto un accertamento al titolare, e ho recuperato una bella sommetta per le casse dello Stato.”
“Questo ti diverte, eh? Buon per te, è importante trovare soddisfazione nel proprio lavoro.”
“Ridevo perché mi è venuto in mente l’ultimo incontro che ho avuto con questo tizio. C’era anche il suo commercialista, un tipo assurdo che cercava ad ogni costo di distendere l’atmosfera.”
“Suppongo che non fosse facile”
“Ovviamente no, ma lui ci provava lo stesso. Il colmo l’ha raggiunto quando li ho accompagnati all’uscita: ha osservato, in tono bonario, che l’importante era lasciarsi in allegria. Il suo cliente era appena stato spremuto come un’arancia tarocco, e lui pretendeva pure che fosse allegro” ride Lorenzo.

Dalla strada, attraverso una finestra, si intravede un pupazzo gigante di Winnie Pooh. Troneggia sopra un letto, le braccia aperte in un abbraccio universale.

domenica 3 novembre 2019

Martedì 14 febbraio Festa di compleanno/4: Sara (31)

Ironia della sorte, il mio compleanno è il giorno di San Valentino. Decido di organizzare l'Ultima Cena in via Gioia: da domani comincerò a preparare gli scatoloni per il trasloco. Valeria, con la quale ho ricostruito un minimo di comunicazione dopo il gelo dei giorni scorsi, mi aiuta a preparare un menu insolitamente ricco rispetto agli standard a cui sono abituati i miei invitati: risotto con zucca e zucchine, pollo alla senape, insalata di farro e, per dolce, una pastiera napoletana (che mi toglie letteralmente l’anima). Mentre cuciniamo sembra che tutto sia come una volta, o quasi: chiacchieriamo, ridiamo anche.
Alla cena partecipano Paola, Giulio, Fede, la Manu e il Leo, il quale si presenta da solo, senza Chiara. “Tra me e lei è finita. Peccato che abbiate perso la scena della rottura: è stata drammatica, ma anche buffa. Sembrava un film di Almodovar.”
“Non sembri affranto dal dolore” osserva Fede.
“Lo sai che sono un tipo forte e silenzioso, e rinchiudo la sofferenza dentro il cuore.”
“Cuore?” chiedo, perplessa.
Il Leo fa cenno di sì con la testina. “Eh già. Del resto era prevedibile che, prima o poi, né l’Hare Krishna né io avremmo accettato ulteriori compromessi. Il casus belli sono state le prossime vacanze. Io proponevo New York, lei l'India, zaino in spalla. Vi sembro tipo da girare con lo zaino sulle spalle, e per di più in India?”
“In effetti non ti ci vedo. Calcutta non è molto chic” riconosce Fede.
“Tu sì che mi capisci. Invece ci sono persone che spingono gli altri ad andare contro la loro natura” si indigna il Leo.
“E quindi la storia è finita, eh?” interviene Giulio.
“Sì Giulio, è finita, ma non avere l’aria così contenta.”
 “Non ti dispiace neanche un po’?” chiede Paola.
“Mi dispiace per lei: non vorrei che ripiombasse nel suo abisso di solitudine, ridisponendo i due letti a L. Le avevo restituito un po’ di linfa vitale, e adesso è come se le strappassi la flebo. Del resto, non ci ho mica scritto mission, qui” aggiunge, picchiettandosi la fronte.

Il regalo di compleanno dei miei amici è una bellissima sciarpa di cashmere.
“Spero che non farà la fine dei regali della domestic assistant della Manu” sogghigna Fede.
“Sono arrivate altre specialità moldave?” chiedo.
“Purtroppo sì” conferma la Manu. “La settimana scorsa mi ha portato un enorme cavallo di vetro, pieno di liquore arancione. Oltretutto aveva messo questo oggetto abominevole all’interno di una scatola di scarpe, probabilmente quella che conteneva le decolletes dorate che sfoggia da qualche tempo.”
“No!” esclama Fede, sbigottito.
“Impossibile sbagliarsi: la scatola era bianca, senza scritte, ma conteneva certamente delle scarpe: c’era ancora la velina sopra!”
“Beh, bisogna apprezzare le intenzioni” esorta Giulio, piamente. “Piuttosto mi domando come mai ti abbia fatto un regalo.”
“Forse per San Valentino!” ipotizza il Leo.
La Manu accende una sigaretta “Mi sarà grata perché la sto a sentire quando mi racconta della sua separazione.”
“È una cosa recente?” chiede Paola.
“Credo che il procedimento sia tuttora in atto. A dire la verità, non ne sono sicura: non comprendo molto bene i suoi racconti.”
“Forse perché… non ascolti?” domanda il Leo.
“È possibile” riconosce la Manu. “Però una cosa mi ha colpito: il destino beffardo di suo suocero. Ha comprato, nel palazzo in cui vive, un appartamento a ciascuno dei figli, che si sono sposati pochi anni fa. Il più vecchio ha sposato Sandra, gli altri due sue connazionali. Adesso tutte e tre le tre coppie si sono separate, e le case naturalmente sono state assegnate alle moldave. Così il vecchio ha loro come vicine, invece dei suoi figli.”
“Poveraccio. Mai fare progetti a lungo termine, finiscono sempre male” decreta Paola.

domenica 20 ottobre 2019

Domenica 12 febbraio La madre superiora

Pranzo a casa di Paola, che mi propone di andare in bicicletta alla basilica di Sant’Ambrogio: “Sono a Milano da due anni e non l’ho mai visitata” mi confessa “È una vergogna.” Visto che in questi giorni tutto quello che chiedo è di non stare da sola, accetto. Prendiamo le bici e ci avviamo a buona andatura. Dopo pochi minuti, sento un tonfo. Mi volto e vedo Paola a terra, mentre una signora anziana, con la pelliccia leopardata, cerca di aiutarla a rialzarsi. “Maledetti freni! È da mesi che devo cambiarli” geme la mia amica, rialzandosi con i pantaloni sporchi e strappati sul ginocchio sinistro.
Arriviamo alla basilica senza altri incidenti. Entrando, però, Paola inciampa e cade. “Oggi sei affascinata dalla forza di gravità” constato. Da dietro arriva, con tanto di bara, la processione di un funerale, che sembra diretta verso di lei. Si rialza con espressione sofferente, e si allontana in fretta. Rido, come non facevo da giorni.
Mentre visitiamo la basilica, ci rivolge la parola una suora, non più giovanissima ma ancora attraente. Il suo sguardo è inquieto, quasi febbrile. “Vi piacciono le chiese?” ci chiede, a voce bassa.
“Sì, se sono belle come questa” rispondo sorpresa, mentre Paola resta a guardarla a bocca aperta, con la tipica espressione del pesce palla.
“Allora dovreste visitare il convento di S. Maria Bambina, vicino a Pavia” ci raccomanda la suora.
“Deve essere interessante.”
“Sì. Soprattutto la cripta, dove ci ritiriamo a meditare.”
“Ah!” gracchia Paola.
“Perché non venite a trovarci? Non vi piacerebbe fare un po’ di meditazione?” chiede la suora, guardandoci intensamente.
“Verremo presto” le prometto, salutandola.

sabato 7 settembre 2019

Giovedì 9 febbraio Sara sportiva

Mi sono accorta di aver messo su un paio di chili e opto per una soluzione estrema: l’attività fisica. Mentre sto correndo lungo il naviglio della Martesana, sul muro di una casa vedo la scritta SARA COSA TI SEI PERSA, in vernice blu. Per tutta la sera non riesco a smettere di pensarci.
Valeria è in camera sua, con la porta chiusa. In cucina, nel lavello, ci sono due calici.

sabato 31 agosto 2019

Lunedì 6 febbraio Il nuovo appartamento

Dopo il lavoro vado col Leo a vedere l’appartamento che mi ha segnalato Valeria. È un po’ buio ma è abbastanza spazioso,  per gli standard milanesi.
“Lo prendo” dico.

sabato 17 agosto 2019

Domenica 5 febbraio Badanti e colf/4: Eduarda (Perù)

Visto che l’idea di rimanere un fine settimana in casa con Valeria mi risultava intollerabile, sono andata a Firenze a trovare Pietro. La domenica raggiungiamo il Leo per il brunch.
 “Non mi hai ancora raccontato come sta l’amica di tua nonna” osservo, dopo che ci siamo serviti al buffet.
“L’hanno dimessa dall’ospedale, ma non è in gran forma” risponde lui, inforchettando le penne con le acciughe e guardandole con cupidigia prima di inghiottirle. “Per fortuna c’è la badante Eduarda.”
“È brava?”
“Bravissima! È peruviana, ma di un’efficienza svizzera. E poi, malgrado non faccia certo una vita allegra, non si lamenta mai.”
“Sicuramente le tue visite la aiutano a tirarsi su col morale.” Prendo una Camel dal pacchetto. Rapido come un furetto, Pietro afferra l’accendino e mi fa accendere.
Il Leo mi dà un calcetto sotto la tavola e continua: “In realtà non credo di aiutarla come vorrei. Ogni volta che la incontro le faccio notare, a voce bassa e con aria di commiserazione, che ha gli occhi tristi.”
“E perché non smetti?”
“Non ci riesco!”
“Interessante” commento, accarezzandomi il mento “La tua mente e la tua lingua sembrano procedere ciascuna per conto proprio, orgogliose della loro autonomia.”
“E dire che mi rendo perfettamente conto che, anche se è vero che ha uno sguardo malinconico, non sarebbe il caso di ripeterglielo” aggiunge sconsolato il Leo, allargando le braccia.

Con Pietro facciamo l’amore, con dolcezza. Accompagnandomi a prendere il treno per Milano, mi chiede: “Quando ci rivediamo, la prossima volta?”
“Non lo so” gli rispondo, stancamente. “Presto.”
Mentre l’Eurostar si allontana, il Leo chiacchiera, ma non ascolto. Su un muro della stazione c’è la scritta BUONGIORNO, PRINCIPESSA.

sabato 3 agosto 2019

Giovedì 2 febbraio Una telefonata dalla Sardegna

Oggi, in ufficio, si diffonde la voce che Arianna ha chiamato De Biasi. Piangendo disperatamente, gli ha confessato che ad Oristano non resiste, e che vorrebbe tornare a Milano. “Ah ah! Le piacerebbe, eh?” sghignazza Marozzi nei corridoi. “Meglio che non si faccia illusioni: coglioni una volta sì, due no!”

Alle otto ho appuntamento in hotel con De Biasi e provo ad approfondire la notizia del giorno: “Ho sentito che Arianna vorrebbe fare il grande ritorno.”
“Mmmh… sì, in effetti” risponde lui, accarezzandomi.
“C’è qualche possibilità?” provo ad investigare.
“No, tenderei ad escluderlo. Giordano vorrebbe venirle incontro, ma nessuno in società condivide questa idea. In memoria dei vecchi tempi, vedremo di aiutarla a trovare un’altra sistemazione.”
Guardo una mosca sul soffitto. Strano, a febbraio, penso.

SEXY WOMAN ABSOLUT JOY leggo su un cartellone pubblicitario, mentre De Biasi mi riaccompagna a casa.

domenica 16 giugno 2019

Mercoledì 1 febbraio Be poisitive

 “Come va?” si informa il Leo, con cui mi trovo al Crystal per un aperitivo. “Mi sembri un po’ abbacchiata.”
“Niente affatto” lo rassicuro. “Anzi, sono contenta, perché forse ho trovato un appartamento tutto per me.”
Il Leo mi guarda stupito, senza dire nulla.
“Lunedì prossimo faccio un sopralluogo. Vieni con me?”
“Naturalmente. Dov’è?”
“Vicino al condominio di Giulio.”
“Questo accresce notevolmente il pregio dell’immobile” si complimenta il Leo. “Come l’hai trovato?”
“Me l’ha segnalato Valeria.”
“Ti ha aiutato a trovare un altro appartamento? Non ha niente in contrario che tu te ne vada?” domanda Leone, sempre più sorpreso.
“No, lo sapeva che mi sarebbe piaciuto vivere da sola. E poi non dovrà neppure cercarsi un’altra coinquilina, visto che torna a Milano la sua vecchia compagna di appartamento.”
Posso immaginare il cervello del Leo, piccolo ma potente, che riflette. Il buttafuori del Crystal, un negrone atletico ed elegante che è il sogno erotico di Paola, discute con alcuni clienti all’entrata.
“C’è una novità nell’entourage di mia nonna” cambia discorso il Leo. “Hanno ricoverato la sua amica che siamo andati a trovare a Natale, la padrona del cane morto.”
Insieme ad un gruppo di amici, passa una ragazza dai capelli neri. Per un attimo, mi sembra Valeria. Respiro profondamente, stringo forte il bicchiere.
“Le è venuto un infarto” continua il Leo, scuotendo tristemente la testa. “Le figlie mi hanno detto che probabilmente uscirà dall’ospedale solo con i piedi in avanti.”
“Sei in contatto anche con le figlie? Il tuo attaccamento è commovente. Per caso vuoi farti adottare da loro, visto che tua nonna ti ha diseredato?”
“Le ho incontrate in ospedale, dove ho accompagnato proprio mia nonna.”
“Speri di essere riammesso alla spartizione della torta, eh?” lo smaschero. “E come sono queste figlie? Simpatiche?”
“Sono rimasto sconcertato: mentre parlavo con la vecchia, mi facevano segno che era uscita di testa, picchiettandosi la fronte in modo plateale. Sono convinto che lei, perfino nelle condizioni in cui era, se ne sia accorta.”

In metropolitana c’è una pubblicità con la foto di una modella in biancheria intima. POIS BE POISITIVE esorta lo slogan, in caratteri dorati.

domenica 26 maggio 2019

Martedì 31 gennaio Tutto finisce

La sera, al ritorno dal lavoro, trovo Valeria in cucina. Fuma una sigaretta, assorta. “Ciao” la saluto. “Stai riflettendo?” La bacio, poi accendo anch’io una Camel e comincio a raccontarle la mia giornata. Lei non dice nulla, sembra che neppure mi ascolti. Allora cambio discorso: “Secondo un sondaggio di Vanity Fair, il 69% delle donne in carriera vorrebbe un segretario di sesso maschile.”
Valeria sorride appena, il mento posato su una mano. “Ti devo dire di una cosa importante” annuncia, all’improvviso.
“Sono qui, tutta orecchi” rispondo.
Lei, con gli occhi bassi, mormora: “Sara, quello che è successo tra noi è stato bellissimo…”
“Immagino che la scelta del passato non sia casuale” osservo. Sento la mia voce tremare.
“No, non è casuale. Per te ho provato dei sentimenti forti, e ti voglio ancora molto bene, ma…”
“…ma non provi più sentimenti forti” completo.
Lei sembra quasi perplessa. “No, non li provo più” conferma.
“Ah ah.” Mi alzo e apro la dispensa. “Ne vuoi anche tu?” le chiedo, mostrandole la bottiglia di Bailey’s. Prendo due bicchierini e li riempio. Gliene porgo uno. Beviamo, poi stiamo per un po’ senza parlare.
“Ha qualcosa a che fare con Flavia?”
Valeria sospira: “Sì, ha qualcosa a che fare con Flavia.”
“Tornate insieme?”
“Credimi Sara, non è stato nulla di programmato. Quando è venuta a Milano è scoppiata a piangere e mi ha confessato che non passava giorno in cui non pensasse a me. Allora ho capito che l’amavo ancora.”
Per un attimo mi manca il respiro. “Al cuor non si comanda” dico, spegnendo la sigaretta.
“Non hai idea di quanto mi dispiaccia. Anche se a dire la verità…”
“Cosa? Continua, visto che hai iniziato con le confessioni” la esorto.
Valeria arrossisce. Mi guarda negli occhi: “A dire la verità, non ho mai capito quello che senti per me.”
“Beh, ormai non ha più molta importanza, no?”
Lei finisce il suo bicchiere.
“Cosa contate di fare?” le chiedo. “Tornate a vivere insieme? Due cuori e una capanna?”
Valeria annuisce, improvvisamente sicura.

sabato 11 maggio 2019

Domenica 29 gennaio Buio

Di fronte a me, sul treno per Milano, è seduto un tipo pallido, con la barba incolta. Studia delle formule matematiche, masticando rumorosamente un chewing-gum. Interrompe il lavoro delle mandibole solo per bisbigliare a se stesso, con aria ispirata. Valeria mi manda un messaggio: è stanca e se ne va a dormire, ci vedremo domani.
A casa, in via Gioia, è tutto buio.

lunedì 22 aprile 2019

Sabato 28 gennaio Montebello/2

Sono le undici e a casa, a Montebello, non c’è nessuno. Caterina è a lavorare e mia mamma è andata dalla nonna Teresa. In assoluto relax, guardo fuori dalla finestra, bevendo una tazza di tè. Stanotte ha nevicato: attorno alla casa dai miei, il paesaggio è tutto bianco. I passeri volano tra i rami scheletriti degli alberi. Il gatto Mascarello, si avvicina, pigro, per farsi accarezzare. In fondo alla strada il vecchio Aldo cammina lentamente, indossando la giacca grigia che porta da trent’anni.

domenica 14 aprile 2019

Giovedì 26 gennaio A Torino ci va Giovanni

Brutte notizie per Giovanni: gli viene comunicato che hanno scelto lui per l’ufficio di Torino. “Si tratta di una soluzione provvisoria, fino a che troveremo qualcuno che ti sostituirà” cerca di tranquillizzarlo De Biasi. “Tu rimani uno dei nostri: questo incarico è solo momentaneo.”
Naturalmente il mio informatore su questa conversazione non è Giovanni - il quale non mi rivolge più la parola - ma lo stesso De Biasi, con cui passo un paio d’ore in albergo dopo il lavoro.

Sono a casa verso le dieci, ma trovo tutto buio. Valeria, torna ancora più tardi. “Mi sono fermata a bere qualcosa con dei colleghi” spiega.
“Sembri un po’ preoccupata” osservo.
 “Non mi sento bene” si scusa lei. “Stanotte, se non ti secca, preferisco dormire da sola.”
“Cara, ci mancherebbe” replico, riprendendo a leggere Vanity Fair.

domenica 24 febbraio 2019

Mercoledì 25 gennaio Lettere da Davide/2

Sdraiata sul letto, ascolto Leonard Cohen. Sono in attesa del ritorno di Valeria, la quale ultimamente sta facendo spesso tardi, e mi dà spiegazioni sempre più vaghe e reticenti.
Alle dieci, mi chiama Paola: “Non ci crederai!” esordisce.
“Ma sì che ci crederò. Credo alle cose più inverosimili” la rassicuro. “Che è successo?”
“Stasera ho trovato nella cassetta della posta una lettera lunghissima. Indovina da chi arriva.”
Domanda facile. “Da Davide?”
“Non esattamente: da sua sorella.”
“Sua sorella!” mi stupisco. “E cosa vuole?”
“A quanto si desume dalla lettera, analizzarmi! Sostiene che è colpa mia se è finita tra me e Davide.”
“Ma eri così intima con lei?”
“Non l’ho mai vista in vita mia!” esclama Paola.
“La grafomania è un vizio di famiglia” constato.
Paola mi legge alcuni dei passaggi più interessanti della lettera. Valutiamo se mandarla a Vanity Fair.