Stasera incontro Lorenzo, un mio ex compagno di università. Lavora all’Agenzia delle Entrate, ed è a Milano per un corso di aggiornamento in diritto tributario. Mentre siamo in macchina, diretti verso I Piranesi per una cena di pesce, scoppia improvvisamente in una risata.
“Cuor contento iddio l’aiuta” approvo.
“Scusa! Hai fatto caso al camion che abbiamo appena superato? Quello del Biemme? Beh, mi è venuto in mente che qualche mese fa ho fatto un accertamento al titolare, e ho recuperato una bella sommetta per le casse dello Stato.”
“Questo ti diverte, eh? Buon per te, è importante trovare soddisfazione nel proprio lavoro.”
“Ridevo perché mi è venuto in mente l’ultimo incontro che ho avuto con questo tizio. C’era anche il suo commercialista, un tipo assurdo che cercava ad ogni costo di distendere l’atmosfera.”
“Suppongo che non fosse facile”
“Ovviamente no, ma lui ci provava lo stesso. Il colmo l’ha raggiunto quando li ho accompagnati all’uscita: ha osservato, in tono bonario, che l’importante era lasciarsi in allegria. Il suo cliente era appena stato spremuto come un’arancia tarocco, e lui pretendeva pure che fosse allegro” ride Lorenzo.
Dalla strada, attraverso una finestra, si intravede un pupazzo gigante di Winnie Pooh. Troneggia sopra un letto, le braccia aperte in un abbraccio universale.
sabato 16 novembre 2019
domenica 3 novembre 2019
Martedì 14 febbraio Festa di compleanno/4: Sara (31)
Ironia della sorte, il mio compleanno è il giorno di San Valentino. Decido di organizzare l'Ultima Cena in via Gioia: da domani comincerò a preparare gli scatoloni per il trasloco. Valeria, con la quale ho ricostruito un minimo di comunicazione dopo il gelo dei giorni scorsi, mi aiuta a preparare un menu insolitamente ricco rispetto agli standard a cui sono abituati i miei invitati: risotto con zucca e zucchine, pollo alla senape, insalata di farro e, per dolce, una pastiera napoletana (che mi toglie letteralmente l’anima). Mentre cuciniamo sembra che tutto sia come una volta, o quasi: chiacchieriamo, ridiamo anche.
Alla cena partecipano Paola, Giulio, Fede, la Manu e il Leo, il quale si presenta da solo, senza Chiara. “Tra me e lei è finita. Peccato che abbiate perso la scena della rottura: è stata drammatica, ma anche buffa. Sembrava un film di Almodovar.”
“Non sembri affranto dal dolore” osserva Fede.
“Lo sai che sono un tipo forte e silenzioso, e rinchiudo la sofferenza dentro il cuore.”
“Cuore?” chiedo, perplessa.
Il Leo fa cenno di sì con la testina. “Eh già. Del resto era prevedibile che, prima o poi, né l’Hare Krishna né io avremmo accettato ulteriori compromessi. Il casus belli sono state le prossime vacanze. Io proponevo New York, lei l'India, zaino in spalla. Vi sembro tipo da girare con lo zaino sulle spalle, e per di più in India?”
“In effetti non ti ci vedo. Calcutta non è molto chic” riconosce Fede.
“Tu sì che mi capisci. Invece ci sono persone che spingono gli altri ad andare contro la loro natura” si indigna il Leo.
“E quindi la storia è finita, eh?” interviene Giulio.
“Sì Giulio, è finita, ma non avere l’aria così contenta.”
“Non ti dispiace neanche un po’?” chiede Paola.
“Mi dispiace per lei: non vorrei che ripiombasse nel suo abisso di solitudine, ridisponendo i due letti a L. Le avevo restituito un po’ di linfa vitale, e adesso è come se le strappassi la flebo. Del resto, non ci ho mica scritto mission, qui” aggiunge, picchiettandosi la fronte.
Il regalo di compleanno dei miei amici è una bellissima sciarpa di cashmere.
“Spero che non farà la fine dei regali della domestic assistant della Manu” sogghigna Fede.
“Sono arrivate altre specialità moldave?” chiedo.
“Purtroppo sì” conferma la Manu. “La settimana scorsa mi ha portato un enorme cavallo di vetro, pieno di liquore arancione. Oltretutto aveva messo questo oggetto abominevole all’interno di una scatola di scarpe, probabilmente quella che conteneva le decolletes dorate che sfoggia da qualche tempo.”
“No!” esclama Fede, sbigottito.
“Impossibile sbagliarsi: la scatola era bianca, senza scritte, ma conteneva certamente delle scarpe: c’era ancora la velina sopra!”
“Beh, bisogna apprezzare le intenzioni” esorta Giulio, piamente. “Piuttosto mi domando come mai ti abbia fatto un regalo.”
“Forse per San Valentino!” ipotizza il Leo.
La Manu accende una sigaretta “Mi sarà grata perché la sto a sentire quando mi racconta della sua separazione.”
“È una cosa recente?” chiede Paola.
“Credo che il procedimento sia tuttora in atto. A dire la verità, non ne sono sicura: non comprendo molto bene i suoi racconti.”
“Forse perché… non ascolti?” domanda il Leo.
“È possibile” riconosce la Manu. “Però una cosa mi ha colpito: il destino beffardo di suo suocero. Ha comprato, nel palazzo in cui vive, un appartamento a ciascuno dei figli, che si sono sposati pochi anni fa. Il più vecchio ha sposato Sandra, gli altri due sue connazionali. Adesso tutte e tre le tre coppie si sono separate, e le case naturalmente sono state assegnate alle moldave. Così il vecchio ha loro come vicine, invece dei suoi figli.”
“Poveraccio. Mai fare progetti a lungo termine, finiscono sempre male” decreta Paola.
Alla cena partecipano Paola, Giulio, Fede, la Manu e il Leo, il quale si presenta da solo, senza Chiara. “Tra me e lei è finita. Peccato che abbiate perso la scena della rottura: è stata drammatica, ma anche buffa. Sembrava un film di Almodovar.”
“Non sembri affranto dal dolore” osserva Fede.
“Lo sai che sono un tipo forte e silenzioso, e rinchiudo la sofferenza dentro il cuore.”
“Cuore?” chiedo, perplessa.
Il Leo fa cenno di sì con la testina. “Eh già. Del resto era prevedibile che, prima o poi, né l’Hare Krishna né io avremmo accettato ulteriori compromessi. Il casus belli sono state le prossime vacanze. Io proponevo New York, lei l'India, zaino in spalla. Vi sembro tipo da girare con lo zaino sulle spalle, e per di più in India?”
“In effetti non ti ci vedo. Calcutta non è molto chic” riconosce Fede.
“Tu sì che mi capisci. Invece ci sono persone che spingono gli altri ad andare contro la loro natura” si indigna il Leo.
“E quindi la storia è finita, eh?” interviene Giulio.
“Sì Giulio, è finita, ma non avere l’aria così contenta.”
“Non ti dispiace neanche un po’?” chiede Paola.
“Mi dispiace per lei: non vorrei che ripiombasse nel suo abisso di solitudine, ridisponendo i due letti a L. Le avevo restituito un po’ di linfa vitale, e adesso è come se le strappassi la flebo. Del resto, non ci ho mica scritto mission, qui” aggiunge, picchiettandosi la fronte.
Il regalo di compleanno dei miei amici è una bellissima sciarpa di cashmere.
“Spero che non farà la fine dei regali della domestic assistant della Manu” sogghigna Fede.
“Sono arrivate altre specialità moldave?” chiedo.
“Purtroppo sì” conferma la Manu. “La settimana scorsa mi ha portato un enorme cavallo di vetro, pieno di liquore arancione. Oltretutto aveva messo questo oggetto abominevole all’interno di una scatola di scarpe, probabilmente quella che conteneva le decolletes dorate che sfoggia da qualche tempo.”
“No!” esclama Fede, sbigottito.
“Impossibile sbagliarsi: la scatola era bianca, senza scritte, ma conteneva certamente delle scarpe: c’era ancora la velina sopra!”
“Beh, bisogna apprezzare le intenzioni” esorta Giulio, piamente. “Piuttosto mi domando come mai ti abbia fatto un regalo.”
“Forse per San Valentino!” ipotizza il Leo.
La Manu accende una sigaretta “Mi sarà grata perché la sto a sentire quando mi racconta della sua separazione.”
“È una cosa recente?” chiede Paola.
“Credo che il procedimento sia tuttora in atto. A dire la verità, non ne sono sicura: non comprendo molto bene i suoi racconti.”
“Forse perché… non ascolti?” domanda il Leo.
“È possibile” riconosce la Manu. “Però una cosa mi ha colpito: il destino beffardo di suo suocero. Ha comprato, nel palazzo in cui vive, un appartamento a ciascuno dei figli, che si sono sposati pochi anni fa. Il più vecchio ha sposato Sandra, gli altri due sue connazionali. Adesso tutte e tre le tre coppie si sono separate, e le case naturalmente sono state assegnate alle moldave. Così il vecchio ha loro come vicine, invece dei suoi figli.”
“Poveraccio. Mai fare progetti a lungo termine, finiscono sempre male” decreta Paola.
domenica 20 ottobre 2019
Domenica 12 febbraio La madre superiora
Pranzo a casa di Paola, che mi propone di andare in bicicletta alla basilica di Sant’Ambrogio: “Sono a Milano da due anni e non l’ho mai visitata” mi confessa “È una vergogna.” Visto che in questi giorni tutto quello che chiedo è di non stare da sola, accetto. Prendiamo le bici e ci avviamo a buona andatura. Dopo pochi minuti, sento un tonfo. Mi volto e vedo Paola a terra, mentre una signora anziana, con la pelliccia leopardata, cerca di aiutarla a rialzarsi. “Maledetti freni! È da mesi che devo cambiarli” geme la mia amica, rialzandosi con i pantaloni sporchi e strappati sul ginocchio sinistro.
Arriviamo alla basilica senza altri incidenti. Entrando, però, Paola inciampa e cade. “Oggi sei affascinata dalla forza di gravità” constato. Da dietro arriva, con tanto di bara, la processione di un funerale, che sembra diretta verso di lei. Si rialza con espressione sofferente, e si allontana in fretta. Rido, come non facevo da giorni.
Mentre visitiamo la basilica, ci rivolge la parola una suora, non più giovanissima ma ancora attraente. Il suo sguardo è inquieto, quasi febbrile. “Vi piacciono le chiese?” ci chiede, a voce bassa.
“Sì, se sono belle come questa” rispondo sorpresa, mentre Paola resta a guardarla a bocca aperta, con la tipica espressione del pesce palla.
“Allora dovreste visitare il convento di S. Maria Bambina, vicino a Pavia” ci raccomanda la suora.
“Deve essere interessante.”
“Sì. Soprattutto la cripta, dove ci ritiriamo a meditare.”
“Ah!” gracchia Paola.
“Perché non venite a trovarci? Non vi piacerebbe fare un po’ di meditazione?” chiede la suora, guardandoci intensamente.
“Verremo presto” le prometto, salutandola.
Arriviamo alla basilica senza altri incidenti. Entrando, però, Paola inciampa e cade. “Oggi sei affascinata dalla forza di gravità” constato. Da dietro arriva, con tanto di bara, la processione di un funerale, che sembra diretta verso di lei. Si rialza con espressione sofferente, e si allontana in fretta. Rido, come non facevo da giorni.
Mentre visitiamo la basilica, ci rivolge la parola una suora, non più giovanissima ma ancora attraente. Il suo sguardo è inquieto, quasi febbrile. “Vi piacciono le chiese?” ci chiede, a voce bassa.
“Sì, se sono belle come questa” rispondo sorpresa, mentre Paola resta a guardarla a bocca aperta, con la tipica espressione del pesce palla.
“Allora dovreste visitare il convento di S. Maria Bambina, vicino a Pavia” ci raccomanda la suora.
“Deve essere interessante.”
“Sì. Soprattutto la cripta, dove ci ritiriamo a meditare.”
“Ah!” gracchia Paola.
“Perché non venite a trovarci? Non vi piacerebbe fare un po’ di meditazione?” chiede la suora, guardandoci intensamente.
“Verremo presto” le prometto, salutandola.
sabato 7 settembre 2019
Giovedì 9 febbraio Sara sportiva
Mi sono accorta di aver messo su un paio di chili e opto per una soluzione estrema: l’attività fisica. Mentre sto correndo lungo il naviglio della Martesana, sul muro di una casa vedo la scritta SARA COSA TI SEI PERSA, in vernice blu. Per tutta la sera non riesco a smettere di pensarci.
Valeria è in camera sua, con la porta chiusa. In cucina, nel lavello, ci sono due calici.
Valeria è in camera sua, con la porta chiusa. In cucina, nel lavello, ci sono due calici.
sabato 31 agosto 2019
Lunedì 6 febbraio Il nuovo appartamento
Dopo il lavoro vado col Leo a vedere l’appartamento che mi ha segnalato Valeria. È un po’ buio ma è abbastanza spazioso, per gli standard milanesi.
“Lo prendo” dico.
“Lo prendo” dico.
sabato 17 agosto 2019
Domenica 5 febbraio Badanti e colf/4: Eduarda (Perù)
Visto che l’idea di rimanere un fine settimana in casa con Valeria mi risultava intollerabile, sono andata a Firenze a trovare Pietro. La domenica raggiungiamo il Leo per il brunch.
“Non mi hai ancora raccontato come sta l’amica di tua nonna” osservo, dopo che ci siamo serviti al buffet.
“L’hanno dimessa dall’ospedale, ma non è in gran forma” risponde lui, inforchettando le penne con le acciughe e guardandole con cupidigia prima di inghiottirle. “Per fortuna c’è la badante Eduarda.”
“È brava?”
“Bravissima! È peruviana, ma di un’efficienza svizzera. E poi, malgrado non faccia certo una vita allegra, non si lamenta mai.”
“Sicuramente le tue visite la aiutano a tirarsi su col morale.” Prendo una Camel dal pacchetto. Rapido come un furetto, Pietro afferra l’accendino e mi fa accendere.
Il Leo mi dà un calcetto sotto la tavola e continua: “In realtà non credo di aiutarla come vorrei. Ogni volta che la incontro le faccio notare, a voce bassa e con aria di commiserazione, che ha gli occhi tristi.”
“E perché non smetti?”
“Non ci riesco!”
“Interessante” commento, accarezzandomi il mento “La tua mente e la tua lingua sembrano procedere ciascuna per conto proprio, orgogliose della loro autonomia.”
“E dire che mi rendo perfettamente conto che, anche se è vero che ha uno sguardo malinconico, non sarebbe il caso di ripeterglielo” aggiunge sconsolato il Leo, allargando le braccia.
Con Pietro facciamo l’amore, con dolcezza. Accompagnandomi a prendere il treno per Milano, mi chiede: “Quando ci rivediamo, la prossima volta?”
“Non lo so” gli rispondo, stancamente. “Presto.”
Mentre l’Eurostar si allontana, il Leo chiacchiera, ma non ascolto. Su un muro della stazione c’è la scritta BUONGIORNO, PRINCIPESSA.
“Non mi hai ancora raccontato come sta l’amica di tua nonna” osservo, dopo che ci siamo serviti al buffet.
“L’hanno dimessa dall’ospedale, ma non è in gran forma” risponde lui, inforchettando le penne con le acciughe e guardandole con cupidigia prima di inghiottirle. “Per fortuna c’è la badante Eduarda.”
“È brava?”
“Bravissima! È peruviana, ma di un’efficienza svizzera. E poi, malgrado non faccia certo una vita allegra, non si lamenta mai.”
“Sicuramente le tue visite la aiutano a tirarsi su col morale.” Prendo una Camel dal pacchetto. Rapido come un furetto, Pietro afferra l’accendino e mi fa accendere.
Il Leo mi dà un calcetto sotto la tavola e continua: “In realtà non credo di aiutarla come vorrei. Ogni volta che la incontro le faccio notare, a voce bassa e con aria di commiserazione, che ha gli occhi tristi.”
“E perché non smetti?”
“Non ci riesco!”
“Interessante” commento, accarezzandomi il mento “La tua mente e la tua lingua sembrano procedere ciascuna per conto proprio, orgogliose della loro autonomia.”
“E dire che mi rendo perfettamente conto che, anche se è vero che ha uno sguardo malinconico, non sarebbe il caso di ripeterglielo” aggiunge sconsolato il Leo, allargando le braccia.
Con Pietro facciamo l’amore, con dolcezza. Accompagnandomi a prendere il treno per Milano, mi chiede: “Quando ci rivediamo, la prossima volta?”
“Non lo so” gli rispondo, stancamente. “Presto.”
Mentre l’Eurostar si allontana, il Leo chiacchiera, ma non ascolto. Su un muro della stazione c’è la scritta BUONGIORNO, PRINCIPESSA.
sabato 3 agosto 2019
Giovedì 2 febbraio Una telefonata dalla Sardegna
Oggi, in ufficio, si diffonde la voce che Arianna ha chiamato De Biasi. Piangendo disperatamente, gli ha confessato che ad Oristano non resiste, e che vorrebbe tornare a Milano. “Ah ah! Le piacerebbe, eh?” sghignazza Marozzi nei corridoi. “Meglio che non si faccia illusioni: coglioni una volta sì, due no!”
Alle otto ho appuntamento in hotel con De Biasi e provo ad approfondire la notizia del giorno: “Ho sentito che Arianna vorrebbe fare il grande ritorno.”
“Mmmh… sì, in effetti” risponde lui, accarezzandomi.
“C’è qualche possibilità?” provo ad investigare.
“No, tenderei ad escluderlo. Giordano vorrebbe venirle incontro, ma nessuno in società condivide questa idea. In memoria dei vecchi tempi, vedremo di aiutarla a trovare un’altra sistemazione.”
Guardo una mosca sul soffitto. Strano, a febbraio, penso.
SEXY WOMAN ABSOLUT JOY leggo su un cartellone pubblicitario, mentre De Biasi mi riaccompagna a casa.
Alle otto ho appuntamento in hotel con De Biasi e provo ad approfondire la notizia del giorno: “Ho sentito che Arianna vorrebbe fare il grande ritorno.”
“Mmmh… sì, in effetti” risponde lui, accarezzandomi.
“C’è qualche possibilità?” provo ad investigare.
“No, tenderei ad escluderlo. Giordano vorrebbe venirle incontro, ma nessuno in società condivide questa idea. In memoria dei vecchi tempi, vedremo di aiutarla a trovare un’altra sistemazione.”
Guardo una mosca sul soffitto. Strano, a febbraio, penso.
SEXY WOMAN ABSOLUT JOY leggo su un cartellone pubblicitario, mentre De Biasi mi riaccompagna a casa.
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