martedì 30 luglio 2013

Martedì 10 maggio La Rana/1: nuvole

A pranzo, ho appuntamento in Piazza Duomo con il Leo. Lo distinguo da lontano, seduto ai piedi del monumento a Vittorio Emanuele. Ha in mano La Repubblica, ma non legge: fuma una sigaretta e studia con curiosità la folla. Indossa una maglietta rossa e dei jeans. “Sempre molto formale la tua tenuta da ufficio” gli dico baciandolo.
“Tutto bene?” mi chiede.
“Tutto bene” confermo, guardando stupita un cingalese con la borsa di Paul Smith.
Tra il solito coro isterico di clacson, ci passa davanti un camion dell’Esselunga, con la scritta MARTIN LUTERO in caratteri cubitali. “Martin… Lutero?” si interroga il Leo.
Dopo avere fatto un giro intorno a Piazza Diaz, ci sediamo ad un bar. La cameriera, una sessantenne truccata pesantemente, ci sorride da lontano.
“Che baldraccona!” commenta Leone.
“Come mi piacciono i tuoi giudizi sfumati!” mi complimento. Beh, allora, ci sono novità?”
“Sì, e grosse. ” conferma il Leo. “Mi sono fatto la Rana.”
“Ci avrei scommesso. Immaginavo che sarebbe finita così, nonostante tutte le storie sul suo culo basso e grosso!”
“Non si chiama Rana per niente. Peraltro, la mia intenzione, come ricorderai, era di limitarmi a un pompino”. Arriva la cameriera, che lo guarda a bocca aperta. Dopo che abbiamo ordinato, osservo: “Ciò non toglie che alla fine tu ci sia andato a letto. E poi? Sei scappato come un ladro durante la notte, mentre lei dormiva?”
“No” sospira il Leo. “Siamo d’accordo che verrà a trovarmi il prossimo fine settimana.”
“Stiamo parlando di una relazione, quindi. Bravo! Adesso però dovrai sforzarti di chiamarla Claudia, perché «la Rana» non mi sembra il soprannome più adatto per la tua fidanzata.”
“Macché fidanzata!” si ribella il Leo. “Qui non c’è nessuna fidanzata. Mi sono fatto un po’ trascinare dagli eventi. Tutto finirà presto, si tratta solo di una nube passeggera nel cielo sereno della mia vita.”
“A lei sta bene di essere considerata un fenomeno meteorologico?”
“Temo che ambisca a un ruolo più stabile” riconosce il Leo. “Ha già provato a sondare il terreno: eravamo a letto, soddisfatti - o meglio io ero soddisfatto, lei onestamente non credo - e mi ha chiesto se per me si trattava solo di «una botta e via». Qualsiasi fosse stata la risposta, lei avrebbe capito, perché non era una bambina.”
“Ma va? Ha solo trent’anni! Che le hai risposto?”
“Ho preso tempo. Le ho detto che avremmo dovuto cercare di capire con calma quali fossero i nostri veri sentimenti.”
“Ma tu hai sentimenti? Dico in senso generale, non verso la Rana”
“Certo che no” risponde Leone, scuotendo la testa. “Però devo farglielo capire gradualmente, in modo gentile.”

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