Questa sera rimango in studio
con Arianna per completare un parere che dobbiamo consegnare entro domani. Ogni
tanto mi sorprendo a fissare le sue scarpe simil-ortopediche, cercando di
capire quale molla abbia potuto spingerla a comperarle. Lei, ignara del mio
morboso interesse, sta cominciando a prendere confidenza: si lagna senza
interruzione del lavoro, del caldo, degli uomini, di Milano. Non è una
sorpresa: Giovanni, che sembra non averla in simpatia, già in un paio d’occasioni
ha accennato alle sue «manie persecutorie».
La situazione potrebbe essere
ancora più pesante se in ufficio non fosse rimasto anche Cassetti, con il quale
ho sviluppato un buon rapporto. Andiamo a prendere un caffè insieme.
“Prima di venire in Giordano
hai lavorato in altri uffici?” gli chiedo.
“Ho iniziato da Levi,
dove sono stato un anno.”
“E com’era?”
“Un inferno. Il
titolare era un ingegnere profondamente malvagio, che ha trasformato un piccolo
ufficio brevetti a conduzione familiare in uno dei cinque studi più grandi di
Milano. Poi è passato in mano alle figlie, che nutrono un’ostilità manifesta
verso i professionisti che lavorano per loro.”
“Solo verso i
professionisti?” chiedo, incuriosita.
“Sì, le
impiegate invece sono trattate benissimo, tanto che lo studio è conosciuto come
il Paradiso delle Segretarie. Devono solo controllare che i consulenti
lavorino come schiavi.”
“Poi sei venuto
in Giordano?”
Cassetti
guarda pensieroso la tazzina del caffè. “Prima
sono stato un po’ da Hadler & Partners.”
“L’ho sentito nominare.
Dove hanno la sede?”
“In zona
Conciliazione” racconta Cassetti “in un palazzo d’epoca che è fatto a forma di
spirale, come l’inferno. Hadler, che di nome fa Jurgen ed è tedesco, occupa l’ultima
stanza, da dove sente ogni rumore. Per questo nello studio vige l’obbligo del
silenzio assoluto: puoi parlare solamente di lavoro, e sottovoce, altrimenti
Hadler emerge dalla sua stanza, furioso come una SS a cui abbiano sporcato l’uniforme.”
Mentre
rientriamo in studio, osservo: “Venire in Giordano deve essere stata una
liberazione.”
“Sì, mi è andata
bene” riconosce Cassetti. “Soprattutto considerando che avevo fatto anche un
colloquio con Beccafico.”
“Il mondo è
piccolo. E come ti è sembrato il vecchio malandrino?”
“Simpatico.
Sentiti i miei trascorsi lavorativi, ha commentato che evidentemente mi piaceva
fare esperienze diverse, visto che ero passato dall’ebreo al nazista.”
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