martedì 11 febbraio 2014

Giovedì 9 giugno Esperienze lavorative

Questa sera rimango in studio con Arianna per completare un parere che dobbiamo consegnare entro domani. Ogni tanto mi sorprendo a fissare le sue scarpe simil-ortopediche, cercando di capire quale molla abbia potuto spingerla a comperarle. Lei, ignara del mio morboso interesse, sta cominciando a prendere confidenza: si lagna senza interruzione del lavoro, del caldo, degli uomini, di Milano. Non è una sorpresa: Giovanni, che sembra non averla in simpatia, già in un paio d’occasioni ha accennato alle sue «manie persecutorie».
La situazione potrebbe essere ancora più pesante se in ufficio non fosse rimasto anche Cassetti, con il quale ho sviluppato un buon rapporto. Andiamo a prendere un caffè insieme.
“Prima di venire in Giordano hai lavorato in altri uffici?” gli chiedo.
“Ho iniziato da Levi, dove sono stato un anno.”
“E com’era?”
“Un inferno. Il titolare era un ingegnere profondamente malvagio, che ha trasformato un piccolo ufficio brevetti a conduzione familiare in uno dei cinque studi più grandi di Milano. Poi è passato in mano alle figlie, che nutrono un’ostilità manifesta verso i professionisti che lavorano per loro.”
“Solo verso i professionisti?” chiedo, incuriosita.
“Sì, le impiegate invece sono trattate benissimo, tanto che lo studio è conosciuto come il Paradiso delle Segretarie. Devono solo controllare che i consulenti lavorino come schiavi.”
“Poi sei venuto in Giordano?”
Cassetti guarda  pensieroso la tazzina del caffè. “Prima sono stato un po’ da Hadler & Partners.”
“L’ho sentito nominare. Dove hanno la sede?”
“In zona Conciliazione” racconta Cassetti “in un palazzo d’epoca che è fatto a forma di spirale, come l’inferno. Hadler, che di nome fa Jurgen ed è tedesco, occupa l’ultima stanza, da dove sente ogni rumore. Per questo nello studio vige l’obbligo del silenzio assoluto: puoi parlare solamente di lavoro, e sottovoce, altrimenti Hadler emerge dalla sua stanza, furioso come una SS a cui abbiano sporcato l’uniforme.”
Mentre rientriamo in studio, osservo: “Venire in Giordano deve essere stata una liberazione.”
“Sì, mi è andata bene” riconosce Cassetti. “Soprattutto considerando che avevo fatto anche un colloquio con Beccafico.”
“Il mondo è piccolo. E come ti è sembrato il vecchio malandrino?”
“Simpatico. Sentiti i miei trascorsi lavorativi, ha commentato che evidentemente mi piaceva fare esperienze diverse, visto che ero passato dall’ebreo al nazista.”

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