Marco viene a Milano per il mio ultimo fine settimana in città prima delle vacanze. All’Art Factory incontriamo Paola, che ci racconta del suo rapporto con il padre: “La sua più grande delusione è che non abbia seguito le sue orme e non sia diventata magistrato. Ci teneva tantissimo: figuratevi che appena imparai a leggere mi regalò il Codice Penale.”
“Deve avere un bel caratterino determinato” osserva Marco, che ha già bevuto due white russian.
“Decisamente!” sorride Paola. “Ma ha anche un grande senso dell’umorismo. Un senso dell’umorismo tutto suo.”
“Ti tirava gavettoni quando tornavi a casa da scuola?” chiede Marco.
Gli do un calcetto sotto la tavola, ma Paola non sembra offesa. “Quando ero piccola, si metteva la toga e mi compariva davanti all’improvviso. Sapeva che mi spaventava a morte.”
“E tua madre glielo permetteva?” mi stupisco io.
“Non solo, ma si divertiva a fotografarci. Ho più di un ritratto di me mentre piango con la bocca aperta davanti a mio padre, vestito di nero come Nosferatu.”
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