Mi trovo all’Arco della Pace con Giulio. È stato invitato ad una festa e, visto che Elisa è impegnata in un cantiere in Piemonte, gli faccio da accompagnatrice.
“A parte il festeggiato, non conosco nessuno” premette. “Speriamo di passare una bella serata, perché questa settimana è partita male. Il ritorno a Milano, domenica sera, è stato un incubo.”
“Che è successo?”
“Sono venuto in treno e non in auto, perché volevo stare tranquillo. Ma si vede che non è il mio destino: il regionale si è fermato dopo che avevamo lasciato Novara.”
“E cosa hai fatto?”
“E che volevi che facessi?” si irrita Giulio. “Ho aspettato, come tutti gli altri. Per mezzora abbiamo atteso, poi si è sparsa la voce che dalla stazione vicina stava per partire un altro regionale per Milano. Allora i passeggeri hanno dato il via ad una migrazione biblica e si sono incamminati, trascinando i trolley. Sembravamo l’armata Brancaleone: un esagitato conduceva il gruppo, un tipo con le stampelle saltellava tra le rotaie come un grillo zoppo, due turiste giapponesi ridacchiavano divertite.”
“Avranno apprezzato la nota di colore locale. L’altro treno era pronto, almeno?”
“Non abbiamo avuto neppure modo di cercarlo: appena siamo arrivati alla stazione il treno rotto è ripartito e ci hanno fatto risalire tutti quanti.”
Giulio si ferma e suona il campanello di una libreria.
“Giulio, questa è la Libreria del giallo” gli faccio notare.
“Lo so, lo so. Il mio amico è uno scrittore di romanzi polizieschi. Un circolo di persone che gravita intorno a questo posto gli ha organizzato qui la festa di compleanno. Originale, no?”
“Non sapevo che fosse una festa di compleanno. Non me l’hai detto” mi allarmo. “Non vorrei essere di troppo.”
“Macché!” esclama Giulio scrollando le spalle. “Ci sarà un sacco di gente.”
La porta si apre, cigolando e appare un nano col braccio anchilosato, che ci accompagna in una stanzetta, apparentemente il magazzino della libreria. Lì sono raccolte in silenzio una decina di persone, chiaramente gli amici più stretti del festeggiato. Quest’ultimo, è un tipo abbronzato, che indossa pantaloni arancioni e mocassini senza calze. Mi tende la mano con fare annoiato, ispezionandomi da capo a piedi.
Mi siedo di schianto su una sedia, accetto un bicchiere di spumante, maledicendo mentalmente Giulio.
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