In treno vengo abbordata da Eugenio, un napoletano che vive le relazioni sentimentali in modo appassionato. “Non ho limiti!” giura. “Durante l’Università, passavo le nottate a mandare fax alla mia ragazza.”
“Mandavi alla tua ragazza dei… fax?”
“Era l’unico mezzo che tenevamo, all’epoca mica ci stavano gli sms!”
“Hai ragione” riconosco.
Eugenio si sporge verso di me e bisbiglia: “Il fax fischiava senza tregua, e il mio compagno di appartamento protestava perché non riusciva a dormire. Ma io col cazzo che ho smesso.”
All’altezza di Brescia, telefona il Leo. “Per fortuna mi hai chiamato” lo ringrazio, uscendo in corridoio. “Un rompiballe pazzesco mi sta perseguitando da un’ora.” Il controllore, un ragazzo con la coda di cavallo e l’orecchino, esamina i biglietti dello scompartimento a fianco.
“È perché sei gnocca. Ogni cosa ha il suo prezzo. Ma parliamo di me!”
“Ok, facciamolo. Cosa mi racconti?”
“Ti racconto che la mia vita è diventata un inferno” comunica, conciso. “Chiara si è messa in testa di aiutarmi a scoprire la mia anima. Non è la prima a provarci, però in passato si limitavano a costringermi a leggere Siddartha, o un libro di Paulo Coelho.”
“Chiara invece non si accontenta di così poco…” indovino.
“No, lei vuole portarmi addirittura dal suo santone!” geme il Leo.
“Vuole che tu ti unisca a lei nel culto di Baba Babhalar?” Il controllore mi pinza il biglietto, poi inciampa su una valigia e quasi cade per terra, suscitando l’ilarità di un bambino.
“Diciamo che mi ha fatto capire che apprezzerebbe se una volta la accompagnassi” risponde il Leo. “E non posso rifiutare ogni sua proposta, se voglio andarci a letto. Ogni tanto devo cedere: figurati che mi ha obbligato a rivedere Cuore Sacro.”
“Non ci credo! Tu odi quel film!”
“Lo so. Però per Chiara è un’opera culto, e ha preteso che gli dessi «un’altra chance». Immagina quanto sono stato contento di rivederlo, con i commenti fuori campo di quell’esaltata.”
Rifletto per un attimo. Il Leo si spazientisce: “Pronto? Pronto? Pronto?” abbaia al telefono.
“Mi rendo conto che ci avrai già pensato, ma perché non la molli, se è così insopportabile?”
“Non posso, era da mesi che cercavo un culetto come il suo” geme il Leo. “Però a volte rimpiango la Rana. Lei almeno aveva l’umiltà di lasciarmi scegliere i film.”
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