mercoledì 1 maggio 2013


Venerdì 29 aprile Cena in via Gioia

Quando suona il campanello, mi precipito al citofono: “Co ’sta pioggia e co ’sto vento chi è bussa a sto convento?”
“Aprite, sorella, ho un sorpresa per voi” risponde la voce strascicata di Marco.
“Non posso, le nostre regole sono inflessibili.”
“Dopo che me ne sarò andato, pregherete meglio” insiste lui.
“Va bene” concedo, riluttante. “Quarto piano a destra. Chieda di Suor Immacolata.”
Esco sul pianerottolo. Marco, che odia gli ascensori, sale le scale a passo lento, sbuffando; sento il suo respiro che si avvicina sempre di più, poi lo vedo. Lo faccio entrare e lo accompagno in cucina. Valeria è seduta su una sedia, con una gamba a cavalcioni del bracciolo, sfogliando un vecchio numero di Io Donna.
 “Com’è andato il viaggio?” gli chiede.
“Tutto liscio. A parte due cinesi logorroici, seduti in corridoio, che hanno discusso ininterrottamente fino all’arrivo, urlando come pazzi. Volevamo gettarli giù dal treno.”
“Davvero? Giulio ci avrebbe fatto volentieri una chiacchierata” scherza Valeria.
Accompagno Marco in camera mia, dove lascia la giacca e la borsa. Mi bacia ancora, accarezzandomi il seno.
“Non sei stanco?” gli chiedo.
“Impossibile sentirsi stanco, dopo averti visto.”
“Dieci punti per questa risposta. Non vedo l’ora di terminare questa cena e di controllare se sia vero.”
Lui si china ed estrae dalla borsa un paio di bottiglie di primitivo di Manduria. “Spero che sia quello giusto. Non c’è concordanza di opinioni sul vino da abbinare alle orecchiette alla crudaiola: c’è chi consiglia il Primitivo, chi un rosso più leggero, chi addirittura un bianco.”
“Come mai sei così esperto sul punto?” mi stupisco.
“Internet...” borbotta lui, togliendo i vestiti dalla borsa.
“Sei andato a vedere su Internet? Ma quanto sei efficiente?” Lo bacio, ridendo.
Torniamo in cucina, dove Valeria ha acceso la televisione. Sbadiglia, rivolta a Marco: “Giulio come al solito è in ritardo, ma non possiamo cazziarlo, visto che gliene stanno capitando di tutti i colori. Il mese scorso gli hanno ritirato la patente per una svolta vietata alle due di notte! Il collega che stava riaccompagnando a casa lo aveva assicurato che su quella strada non c’erano mai i carabinieri.”
“Si rasserenerà trovando la fidanzata” ipotizzo io. “Ha bisogno di una relazione stabile.”
“Perché nel frattempo non gli dai… una mano?” sfotte Marco.
“No, né una mano né nient’altro” replico. “In ogni caso, è più facile che faccia un pensierino su Valeria.”
“Spero di no. Ho già dei problemi col mio amico Bruno, che ogni tanto mi fa gli occhi dolci da dietro gli occhiali” sospira lei.
Stappiamo una bottiglia di cartizze della riserva speciale del mio paparino. La televisione passa lo spot di un chewing-gum, in cui un motociclista dagli occhi azzurri va a prendere la sua innamorata.
“Anche Giulio si è comprato la moto un mese fa. Però non può guidarla, visto che è senza patente” commento.
Suona il campanello. “Deve essere lui” dice Valeria alzandosi e spegnendo la televisione. “Vai ad aprire? Io metto su l’acqua per la pasta.”
Giulio, azzimato come sempre, entra lasciando dietro di sé una scia di profumo. Con il gel ha fatto una cosa strana ai capelli: invece della solita frangetta ha due spuntoni simili ai baffi di un pesce gatto.
“Come va?” gli chiede Marco.
“Mi hanno ritirato la patente, ho una costosissima moto nuova che giace inutilizzata in garage e continuano a mandarmi in capo al mondo per lavoro” risponde Giulio, amaro. “Per il resto tutto ok.”
“Non ti diverti in Cina? Non hai conosciuto delle operose operaie?”
“Sì, ma ti garantisco che non ispirano molto sesso, se ti riferisci a questo. Le cinesi carine, sempre che ti piaccia il genere bambola, generalmente hanno quindici anni. E l’ultima cosa di cui ho bisogno è di essere arrestato per pedofilia.”
“Le cinesi dopo una certa età invecchiano di colpo e dimostrano ottant’anni” intervengo io. “Un po’ quello che succederà a Marco: farà la fine di Mickey Rooney.”
Marco sogghigna, versandosi dell’altro vino.
“Che profumo di peperoni!” esclama Giulio, annusando.
“Ho provato a fare le orecchiette alla crudaiola” spiego. “Secondo Vanity Fair è una delle ricette più cool per l’estate.”
Giulio si lancia in una disquisizione sulle orecchiette, e poi allarga alle altre paste pugliesi (“pestaluzze, chiancarelle, troccoli…”).
“Come va col canto?” gli chiedo, per cambiare argomento.
“I progressi sono un po’ lenti. Del resto è inevitabile, visto che non riesco a prendere lezione regolarmente.”
“Troppo lavoro? Non hai tempo?” domanda Marco.
“No, il problema è che ho il maestro a casa, a Biella. Vorrei cercarne uno qui a Milano, ma non è semplice trovarne di bravi. Anche nel mondo del canto ci sono molti psicopatici in libera uscita.”
“Psicopatici?” domanda Valeria, incuriosita.
“Mi hanno parlato di un tizio che ti fa cantare seduto su un pallone gigante da palestra, mentre rimbalzi intorno alla stanza” racconta Giulio. “Un’altra inizia le prove del suo coro facendo formare agli allievi un cerchio intorno a lei, e facendoli urlare come scimmie infuriate. Per non parlare del tipo che per illustrare la sua tecnica di allenamento del diaframma mi ha fatto mettere in piedi con i gomiti appoggiati contro il pianoforte, esortandomi a spingere come se dovessi… defecare.”
Lo guardiamo tutti attoniti. Valeria resta con la forchetta in mano e la bocca aperta. Marco scoppia a ridere.
 “È la pura verità” si risente Giulio.

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