Esco dal palazzo e con un sospiro mi avvio verso la fermata della filovia. Fortunatamente, è una splendida giornata primaverile e il cielo è blu. Milano può essere malinconica se piove, ma con il sole perfino i palazzoni anonimi di via Gioia sembrano meno brutti.
Al semaforo dell’incrocio di via Tonale, mentre attendo di poter attraversare la strada, accendo una sigaretta. Un tipo sui trent’anni, in completo blu, senza cravatta, mi squadra attraverso il vetro della Farmacia Dr. Ribaldone. Per cinque minuti non passa né la 90, né la 92 e, quando finalmente arriva un mezzo, ci accalchiamo tutti dentro. Un sudamericano indossa una maglietta con la scritta NARCOS: COLOMBIA-BARCELONA-MI CASA. Incrocia il mio sguardo per un attimo, poi riprende a fissare per terra, imbronciato.
La sede della Giordano è a solo cinque fermate. È un palazzo moderno, con una bella porta di vetro. Il portinaio, un tipo magrissimo, con la faccia da serial killer, legge concentrato la Gazzetta dello Sport, lisciandosi i baffi da cosacco e corrugando la fronte, come se stesse cercando di capire tutti i risvolti di un problema particolarmente complesso. Risponde al mio saluto con un grugnito.
Al quarto piano, la centralinista sembra angosciata da un dolore segreto. “Buongiorno!” mi presento sorridendo. “Sono Sara Accorti, ho appuntamento con l’ing. De Biasi.” Lei mi lancia uno sguardo carico di tristezza, poi prende il telefono e comunica, con voce stanca: “Mari, c’è qui la dottoressa Accorti.”
Mari è la segretaria dell’ingegner De Biasi, il responsabile dello Studio Giordano di Milano. Mi viene incontro, vestita - come le altre volte - in maniera appariscente, gonna corta e tacchi a spillo, e mi accompagna dal mio nuovo capo.
Lo troviamo seduto alla scrivania, intento ad esaminare alcuni documenti che gli sta mostrando un tipo con il viso da furetto. De Biasi lo congeda: “Cancella questa parte, ti è scappata un po’ la penna.” Il furetto se ne va, salutandomi con un cenno del capo.
Rimango sola con De Biasi, che è una di quelle persone che, pur non essendo particolarmente alte, sembrano lo stesso grandi e grosse. Malgrado il piglio decisionista, si intravede chiaramente, nei suoi occhi azzurri, un fondo di dolcezza.
“Com’è finita con Beccafico? Hai avuto problemi?”
“No, nessun problema particolare” rispondo, scuotendo la testa “L’ha presa un po’ sul piano personale, ma è normale.”
“Certo” concorda De Biasi alzando le spalle. “Gli hai detto che venivi a lavorare con noi?”
“Sì, gliel’ho detto. Anzi, se la centralinista riceverà una telefonata da una romagnola che chiede di me e poi mette giù, si tratta della signora Beccafico. Conoscendola, vorrà accertarsi che non le abbia mentito.”
“Faccia pure quello che vuole!” esclama De Biasi. Poi si lancia in un lungo discorso, in cui mi ripete quello che mi aveva già anticipato nel corso dei colloqui. Evidentemente, è un cultore del monologo, passione del resto abbastanza frequente per chi comanda. Grazie alla pratica fatta con Beccafico, ho imparato la strategia migliore: stare zitta ed annuire.
“I nuovi mobili del tuo ufficio non sono ancora arrivati” prosegue il capo. “Mi dispiace, mi avevano garantito che li avrebbero consegnati ieri. Ti troveremo una sistemazione provvisoria.”
“Va benissimo! Va benissimo!” mormoro. Mi sento quasi imbarazzata: il Becca non si sarebbe scusato con un dipendente neppure dopo averlo investito in automobile.
“Adesso chiamo Arianna Pasi, l’avvocato che hai già conosciuto durante i colloqui” conclude De Biasi. “Ti presenterà lei tutti gli altri.”
Prende il telefono sulla scrivania e parla rapidamente “Arianna, puoi venire da me, per favore? È arrivata Sara, la nuova legale.”
Arianna arriva dopo pochi minuti. È una tipa bassotta e sovrappeso, con capelli neri, lunghi e lisci. Indossa un tailleur pantalone blu e occhiali con una montatura pesante. Mi saluta, con accento milanese: “Ciao Sara, lieta di rivederti.” Poi si rivolge a De Biasi: “Ho sentito che è ancora senza mobili. Potrebbe mettersi nella mia stanza, per adesso.”
“Perfetto!” risponde il capo soddisfatto “Così vede subito come lavorano i legali della Giordano.” Arianna sorride un po’ forzatamente, senza rispondere.
De Biasi ci guarda, paterno, mentre usciamo. Camminando lungo i corridoi, sbircio negli uffici e scorgo scene familiari: professionisti che dettano al registratore, impiegate con montagne di fascicoli sul tavolo, occhiate incuriosite per «la nuova».
La stanza di Arianna, come le altre, è spaziosa ed arredata in modo funzionale, con la scrivania sommersa di pratiche. Arianna coglie il mio sguardo: “Hai visto che casino? Non so più da che parte iniziare.” Annuisco, comprensiva. “La borsa puoi lasciarla lì” continua lei. “Vuoi un caffè o facciamo subito un giro?”
“Se per te è lo stesso, sono impaziente di conoscere gli altri” rispondo.
Per primi mi vengono presentati gli altri componenti del reparto legale: un altro avvocato, Giovanni Perico, assunto un anno fa, e Francesco Martelli, un laureato in scienze politiche che lavora in Giordano da dodici anni. Giovanni ha una notevole somiglianza con Ken, il fidanzato di Barbie: capelli biondo cenere con ciuffo ben pettinato, mascella quadrata e sorriso smagliante. Stringendomi la mano, mi esamina il petto, brevemente ma con accuratezza. Francesco ha una decina d’anni più di noi, i capelli e la barba color topo, e indossa un maglioncino rosso scollato a V e un paio di occhialetti con montatura dorata. Ha un’aria seminariale: parla con voce flebile e senza guardarmi negli occhi.
Poi passiamo agli ingegneri. “Oggi ci sono solo Tassotti e Valdini” dice Arianna. “Gli altri due sono da un cliente.” Tassotti è il furetto che avevo visto nella stanza di De Biasi. “È il suo protégé” mi informa Arianna, acida.
Valdini, che troviamo in piedi, intento a dettare un brevetto al registratore, sembra un impiegato di pompe funebri. Alto, magro e pallido, mi fissa con i suoi occhi grigi e scrutatori e, dopo avermi salutato freddamente, non pronuncia verbo.
“Allora? Che ne pensi di questo tour?” mi chiede Arianna al ritorno nella sua stanza.
“Sembrano tutti molto motivati” osservo, in tono ammirato.
“Ah, su questo non ci sono dubbi! In Giordano ti fanno motivare per forza.”
Al termine della giornata, ho un terribile mal di testa e medito se utilizzare la ricetta della nonna del Leo, un optalidon con un bicchiere di whisky. Mentre cammino verso la fermata della 90, una BMW grigia metalizzata rallenta e il conducente suona il clacson. È De Biasi, che mi saluta con la manina.
Nascosto tra i bidoni del palazzo vicino alla fermata della filovia, vedo un gatto. Quando mi avvicino per accarezzarlo, starnutisce come un uomo, mettendosi pure la zampetta davanti alla bocca. Mi allontano rapidamente.
Nessun commento:
Posta un commento