Questa sera ho prenotato un tavolo per cinque al Don Juan, il ristorante argentino di cui ho letto una recensione su Vanity Fair. Il Leo ha invitato la Manu, che a sua volta arriva con un tipo di cui non afferro il nome. Non è chiaro chi sia o cosa faccia nella vita, ma è palese che considera la nostra compagnia un prezzo da pagare per stare con la Manu. C’è anche Giulio, depresso perché gli hanno appena confermato che ai primi di giugno deve partire per la Cina.
Il Leo gli chiede gentilmente “Come vanno le mascelle? Hai cominciato a mordere il tuo compagno di appartamento?”
“No, non ho più avuto problemi da quando mi fermo meno in ufficio, la sera” borbotta Giulio, versandosi del vino.
“A proposito di mascelle,” interviene la Manu, “vi devo raccontare quello che è successo ai miei poveri cani.”
L’amico silenzioso si illumina al suono della sua voce e finalmente dà un segnale di vita. “Non sapevo che avessi dei cani” dice, con voce chioccia.
“Ho due setter meravigliosi di nome Piotr e Ivan. Il Leo li ha visti.” Leone, che non è un grande amante degli animali, fa un sorriso di circostanza. “Sono buoni, ma ogni tanto affiora il loro istinto per la caccia. La settimana scorsa Piotr ha catturato un piccione al parco e voleva ad ogni costo consegnarmelo. A me gli uccelli fanno schifo, quindi sono scappata a gambe levate, mentre lui mi rincorreva con il piccione in bocca. Ad un certo punto, con mia grande sorpresa, si è messo ad inseguirmi pure un signore con i capelli bianchi, gridando come un ossesso e sbracciandosi.”
“E che voleva?” domanda il suo amico.
“Voleva salvare il piccione! Con gli occhi strabuzzati e la bava alla bocca, minacciava di denunciarmi: mi sono dovuta fare consegnare da Piotr l’uccello ancora vivo, che si dibatteva tutto.”
“E i cani non hanno tentato di azzannare pure il vecchio demente?” si informa il Leo. “Giulio non avrebbe avuto esitazioni.”
“Macché! Erano troppo spaventati” si lamenta la Manu. “Piotr, soprattutto, è rimasto traumatizzato."
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