Vado a prendere un aperitivo con Francesco e Arianna, che oggi sembra tarantolata. Parla del più e del meno senza fermarsi. “Sto rileggendo Siddharta” racconta.
“Ah sì?” mormoro.
“È uno dei miei libri preferiti” insiste lei.
Trattengo a stento un sospiro. “Scommetto che ti piace anche Paulo Coelho.”
“Certo!” sorride Arianna.
“E Isabel Allende?”
“L’adoro!” strilla lei, con sguardo estasiato.
Francesco ci ascolta senza parlare, come da sua abitudine. Gli chiedo se andrà da qualche parte quest’estate. Lui solleva la barba color topo dalla sua acqua minerale. “Farò un paio di settimane a Bibione, come al solito” risponde, arrossendo. Con sua madre, mi ha spiegato Giovanni qualche giorno fa.
“Tu andrai in Sicilia con il tuo ragazzo, vero?” mi chiede Arianna.
“Così pare. Con Marco non si sa mai, comunque.”
“Sarebbe capace di tirarti il pacco all’ultimo minuto?”
“Forse no” ammetto, scuotendo la testa. “Non è imprevedibile fino a questo punto.”
“Sarei curiosa di sapere che tipo è” continua Arianna, con un sorriso fisso e inquietante.
“Marco? Non è facile descriverlo. Ha un carattere un po’ complesso” rispondo, prudente.
“Interessante. Davvero interessante. È una delle caratteristiche che cerchi in un uomo?”
“Marco è capitato nella mia vita, come capitano altre cose.” Le invasioni di cavallette, per esempio. “Non è che avessi un identikit prima di mettermi con lui.”
“Io invece ce l’ho un identikit. Il mio uomo ideale deve assomigliare… a un cane lupo” sentenzia Arianna, sorseggiando la sua caipirinha.
Francesco la guarda a bocca aperta, poi inizia a ridere senza riuscire a fermarsi. È un riso soffocato, ma inarrestabile: il cocktail gli va di traverso e deve tirare fuori un fazzoletto per asciugarsi la barba.
Arianna arrossisce, io sono sorpresa: è la prima volta che vedo Francesco perdere il controllo.
“Beh,” osservo, “sei fortunata. Non ti mancherà mai la materia prima. Ce ne sono un sacco, in giro, di uomini che assomigliano a cani lupo. Nel nostro lavoro, poi!”
Quando ce ne andiamo dal Maialino, sta diventando buio. Passiamo di fronte a una chiesa, dove probabilmente è appena terminata una messa, perché stanno uscendo delle persone, quasi tutti anziani. Una signora mi sorride. ESPERANTO dice l’adesivo su un’auto parcheggiata sul marciapiede.
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