Il Leo ospita a Milano Pietro, detto Petrone, e Gustavo, detto il Bipede, gli amici con cui è stato in Messico. Valeria ed io li incontriamo al ristorante argentino Don Juan.
“Il bello di viaggiare col Leo è che mantiene sempre il suo sangue freddo” ironizza il Bipede, piccolo, grassoccio, occhi neri da siciliano. “Come la prima notte nella capanna di legno a Tulum. Mentre dormivamo ha cominciato a piovere, e spirava un forte vento. Il Leo ha temuto che fosse in arrivo una tempesta, e ha agito con la rapidità di un marine in missione speciale: nel giro di trenta secondi, si è alzato, ha messo la roba nello zaino e ha lasciato la cabaña.”
“E voi?” chiedo.
“Ci ha lasciati al nostro destino. Mi sono svegliato giusto in tempo per scorgere il suo profilo, illuminato da un fulmine, che si stagliava contro la porta.”
“Davo per scontato di essere con delle persone adulte, in grado di badare a loro stesse” protesta il Leo. “Comunque ho cercato di svegliarti, Bipede. Non è colpa mia se dormi con i tappi per le orecchie.”
“Dove ti sei rifugiato per scampare alla tempesta?” domanda Valeria.
“Sono andato al bar: era una costruzione in muratura, sicuramente più adatta a reggere le furie dell’uragano.”
“In realtà non si trattava affatto di un uragano, ma di un semplice acquazzone” puntualizza il Bipede. “Petrone ed io abbiamo ripreso a dormire.”
“Leone di nome ma non di fatto” sentenzio.
“Sara, dovevi vedere com’era nero il cielo! E che fulmini! Sembrava che stesse per arrivare un monsone” insiste il Leo.
“Comunque le sue prove di eroismo non sono finite qui” interviene Petrone “La seconda notte ha combattuto con una bestia feroce.”
“Addirittura?”
“Eh sì! Stavamo dormendo tranquillamente, quando abbiamo sentito un urlo soffocato, poi un tonfo. Il Leo era impegnato in una lotta furiosa con un varano.”
Tutti guardano il Leo, che a sua volta fissa concupiscente un’enorme bistecca che viene servita al tavolo accanto.
“Doveva essere il varano più intelligente del mondo, visto che ha aspettato che il Leo dormisse per assalirlo…” osservo io.
“E che avete fatto?” domanda Valeria
“Ci siamo messi a cercare l’intruso, ma era scomparso” sorride Pietro.
“Evidentemente, trovando una resistenza così fiera, si era dato alla fuga” ipotizzo io.
“Probabile” conferma il Bipede. “Ad ogni modo, per quanto riguarda il tonfo, appurammo che non si trattava del varano, ma del cellulare del Petrone. Era su una sedia e il Leo l’aveva rovesciato nella foga del combattimento.”
“È inutile che ironizzi, Bipede” si ribella il Leo. “Ho sempre sostenuto che probabilmente non si trattava di un varano, ma di un ragno o di qualche insettaccio.”
Gustavo si versa del Sangiovese e continua. “A San Cristobal, nel Chiapas, siamo arrivati solo il Leo ed io. Pietro aveva fatto una deviazione per conto suo e ci avrebbe raggiunto solo il giorno dopo. Sennonché, nel frattempo, si era sparsa la voce che gli zapatisti del subcomandante Marcos si stavano rivoltando.”
“Scommetto che Leone si è impanicato” ride Valeria.
“Peggio che per il varano. Ha provato a convincermi a darcela a gambe immediatamente, lasciando il nostro compagno di viaggio in mano ai guerriglieri.”
Scuoto la testa: “Non mi sorprende. Pietro era più affidabile come compagno di viaggio?”
“Potevi contare su di lui nei momenti di pericolo,” ammette Gustavo, dopo un attimo di esitazione, “però puoi scordarti di rimorchiare. Se sei con lui, non ce n’è per nessun altro: la natura mi ha dotato di un certo spirito di iniziativa e quindi invitavo le ragazze a uscire con noi, ma poi era il Petrone a sedurle, facendo gli occhi da triglia.”
Pietro, che di professione fa tatuaggi, piace pure a me: parla con una voce profonda e ha lo sguardo tranquillo e dolce. Il tipo di cui avrei bisogno, dopo la logorante esperienza con Marco. Valuto se dargli qualche segnale, ma mi sento un po’ inibita dalla presenza di Valeria.
Tornando verso la Panda, lei però dissipa il mio imbarazzo: “Non male, l’amico del Leo. Magari se vai a Firenze lo rivedi.”
“Potrei approfittarne per farmi fare un tatuaggio” rido. “Pagamento in natura.”
Sull’auto, allacciandoci le cinture di sicurezza, ci sorridiamo. La vita, in questa notte milanese di fine agosto, sembra piena di promesse.
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