Mentre sto preparando una risposta ad un’opposizione, imprecando perché Valdini me l’ha passata all’ultimo momento, Orietta, la segretaria con problemi di igiene personale, entra nel mio ufficio. Mi passa un fascicolo ed io trattengo il respiro, come al solito, in attesa di poter aprire la finestra. Il suo sorriso luminoso, però, mi incuriosisce, visto che generalmente ha una faccia da funerale. “Ti vedo allegra” constato.
“Per forza, ho appena saputo la novità!”
“Novità? Che novità?”
“Arianna si è licenziata” annuncia Orietta, mentre il suo sorriso si allarga sempre di più.
“Arianna si è… licenziata?” balbetto, sbigottita.
“Esatto. Adesso è nella stanza di Giordano, al piano di sotto, con De Biasi.”
“Però, che notizia!”
“Sì, davvero” ripete Orietta.
Vado da Giovanni, che sta mettendo in ordine i suoi faldoni, imprecando sottovoce “Schiave maledette!”
“Con chi ce l’hai?” chiedo.
“Con quelle cretine delle segretarie” mugugna. “Dipendesse da me, altro che aumento di stipendio riceverebbero!”
Mi appoggio alla poltrona di fronte alla sua scrivania. “Allora, cosa ne pensi?” gli chiedo.
“A che proposito?” replica lui, brusco.
“A proposito di Arianna, naturalmente.”
“Vuoi che ti riassuma la mia opinione di Arianna? Credevo di aver annoiato tutti, con questo argomento.”
“Non hai sentito cosa è successo, eh?”
“Le è capitato qualcosa?” chiede Giovanni, improvvisamente attento.
“Sembra che si sia dimessa” lo informo.
Mi resterà sempre nella memoria lo sguardo che mi lancia Giovanni. Un sorriso di trepida speranza gli si dipinge sul volto, gli occhi brillano e i lineamenti si raddolciscono di colpo, come quelli di un uomo a cui è stato tolto di dosso un grande fardello. “Sul serio?” mormora. Rimane con la bocca aperta e gli occhi spalancati, la stessa espressione che ha quando mi ispeziona il seno.
Allargo le braccia, come a dire: “Così pare.” Esco nel corridoio, dove incontro Nicola Marozzi, che cammina a grandi passi, chiaramente sovreccitato. Gli chiedo: “Ne sai niente di questa storia di Arianna?”
Marozzi, che oggi indossa un’improbabile cravatta gialla, sghignazza a voce altissima, con evidente soddisfazione: “Ah ah ah ah! Arianna? So una cosa sola: che tra poco non sarà più un problema mio!” Passa Valdini, sfoggiando perfino lui un sobrio sorriso. Marozzi gli dà una pacca sulla spalla, e ribadisce: “Non sarà più un problema mioooo!” Poi, rivolto a me: “Adesso scusami, ma devo andare al cesso a festeggiare!” e si allontana, accennando ad un passo di samba.
Mezz’ora dopo, Arianna entra nel mio ufficio, con gli occhi rossi.
Mi guarda per un attimo ed esclama, un po’ delusa: “Vedo che sai già tutto!”
“Effettivamente” confermo.
“Mi dispiace, avrei voluto dirtelo personalmente, ma le notizie volano, qui dentro” si irrita lei. Incrocia le braccia. “Beh, ad ogni modo… ti confermo ufficialmente che me ne vado.”
Io recito il discorsetto di rito: “Mi dispiace che tu ci lasci, ma sono contenta per te, perché vuol dire che hai trovato un lavoro migliore.”
Arianna mi guarda, in attesa.
“Mi mancherai” aggiungo, facendomi forza.
“Anche tu mi mancherai. Sei stata una buona allieva.” Tenta di farmi l’occhiolino. “Comunque resteremo insieme ancora per un po’: da contratto ho sei mesi di preavviso, anche se non credo che li farò tutti.”
La sera, prima di tornare a casa, passo da Marozzi per salutarlo e trovo lui, Cassetti e Valdini, spaparanzati sulle sedie, che chiacchierano e ridono con un bicchiere in mano. Sulla scrivania troneggia una bottiglia di whisky. “Eravamo tristi ed avevamo bisogno di rincuorarci!” esclama Cassetti. “Vuoi bere qualcosa anche tu?”
Nessun commento:
Posta un commento