martedì 28 aprile 2015

Venerdì 2 settembre Statue/3: San Rocco

Come un guerriero medievale in sella al suo cavallo, Raimondo Dalla Costa a.k.a. Schizzo è arrivato a Milano alla guida della sua Porsche cabrio, nera e lucente come il monolite di 2001: Odissea nello spazio. Ceniamo all’Alzaia 31, poi passeggiamo lungo il Naviglio pavese.
“La conosco questa zona” racconta Raimondo. “Mio papà mi ci portava sempre, quando venivamo insieme a Milano. Si era innamorato dei Navigli ancora prima che diventassero di moda.”
“Tuo padre… ogni tanto passava a prenderti a scuola” ricordo, accendendomi una Camel. “Come sta?”
“Non lo so. Non ci parliamo da mesi” borbotta Schizzo, le mani nella tasche dei pantaloni.
Io lo guardo, sorpresa.
“Mi ha giocato un brutto tiro. Quando mia madre morì, si rifiutò di darmi la mia parte dell’eredità, minacciando di farmi interdire.”
“Questo non è carino” ammetto. “Capisco che tu ti sia un po’ seccato.”
“Quei soldi mi servivano per la mia società. Ho rischiato di fallire per colpa sua” sibila Raimondo.
Prima di tornare a casa, ci fermiamo a bere una batida al Mas!. La cameriera ci serve con l’espressione irritata. Le zanzare, anche loro di cattivo umore, girano nell’aria alla ricerca di prede.
“Non riesco a togliermi dalla mente che ti sei fatto la tua amichetta nella nostra vecchia scuola” gli confesso.
“Se è per questo, abbiamo scopato anche nella chiesetta di Santa Croce, dove andavamo a fare gli esercizi spirituali” ride Schizzo. “Rachele, addossata all’altare, gridava che sarebbe andata all’inferno. Ero immerso nell’atmosfera mistica: guardando le statue dei santi, tutte argentate, mi sembrava di riconoscermi in san Rocco.”
Ci avviamo verso la macchina. DIVERTIRSI È GIUSTO! proclama la scritta su un muro.

Torniamo a casa verso l’una, perché domani Raimondo deve alzarsi presto. Valeria, con cui condividerò il letto, arriva dieci minuti dopo. Si siede con noi, però sembra avere poco feeling con Raimondo. Se ne sta ancora più silenziosa del solito, ascoltando le sue vanterie con espressione perplessa.

Mi spoglio e mi metto a letto. Anche se fa ancora un caldo infernale, ho un brivido ricordando l’ultima notte che ho «dormito» in questo letto. Quando Valeria rientra dalla doccia, si spoglia rapidamente, senza guardarmi. Si toglie il reggiseno e indossa un baby doll bianco. Si mette a letto vicino a me, e il suo profumo mi fa girare la testa.
Non posso trattenermi: le accarezzo la schiena con un gesto lento. Senza neppure accorgermene, mi ritrovo abbracciata a lei. La bacio. Sento il suo corpo morbido contro il mio, il suo seno contro il mio, i nostri capelli - neri i suoi, biondi i miei - mescolati insieme nella notte.

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