giovedì 23 luglio 2015

Giovedì 22 settembre Grecia/2: cognomi

Stasera aiutiamo Giulio a traslocare nel nuovo appartamento, un bilocale di discrete dimensioni affittatogli a prezzo di favore da alcuni amici di famiglia. È arredato, nota il Leo, in stile un po’ Trenitalia - divano blu elettrico, coprisedie blu elettrico, quadro con cornice blu elettrica alla parete - ma è comunque un bel passo avanti rispetto all'appartamento di prima.
Terminato di portare su le scatole, andiamo a casa di Elisa a Chinatown. Ci prepara una cena deliziosa: il salame di cinghiale, in particolare, riscuote l’approvazione generale.
La padrona di casa, contenta del successo ottenuto, racconta, mentre mangiamo il dolce: “Giulio ha avuto un brutto incontro su Internet la scorsa settimana.”
“Su un sito di amanti della Cina? Di «cino-fili»?” ammicca Paola.
“Si dice sinofili” precisa Giulio, piccato. “Comunque no, si trattava di un sito di entomologi.” Le farfalle sono l’hobby di Giulio, insieme al canto. “Questo pomeriggio ho scovato un tizio che offriva in vendita esemplari di specie protette. Gli ho scritto che se non l’avesse piantata lo avrei denunciato.”
“E lui ha fatto mea culpa?” domando.
“Niente affatto: anzi, mi ha mandato un’email piena di minacce, invitandomi ad avere almeno il coraggio di firmare con il mio vero nome. Ma era quello che avevo fatto!”
“Giulio Anghelopolis!” rido. “Ha pensato che fosse uno pseudonimo. Questo tizio non deve avere grande dimestichezza con i cognomi greci. Anzi, a giudicare dal modo rozzo con cui ha accolto i tuoi rilievi, probabilmente non ha grande confidenza con la civiltà classica in generale.”
“Il tuo cognome non sarà comune” cerca di consolarlo Elisa “ma non è certo il più strano, neppure tra quelli greci. A Ferrara, durante l’Università avevo conosciuto un tipo che si chiamava Panaiotis Papaghiannis, detto il Pappa. Era fuori come un balcone.”
“Più di Giulio?” chiede il Leo.
“Molto di più. Figuratevi che non l’ho sentito per dieci anni, poi lo scorso Natale ha chiamato a casa dei miei a Lodi. Io non c’ero, allora ha parlato con mia mamma, e non le ha neppure chiesto come stavo: con voce roca, le ha domandato se ero sposata. Evidentemente si era accorto che mi amava.”
“Scommetto che si era appena lasciato con la sua fidanzata, e aveva ripescato i numeri di tutte le sue conoscenze femminili” commento io. “Le avrà chiamate una per una, sempre più disperato.”

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