Prima della nottata al Plastic ci troviamo a cena da Chiara la quale, come prevedibile, ci informa che non verrà con noi.
“Sapete che non mi piace ballare. E poi sono stanca, perché sono andata a letto alle quattro.”
“Sei uscita?” si stupisce Paola.
Chiara scuote la testa: “No, mi sono messa a cercare le diramazioni dell’impianto elettrico sulla mappa dell’appartamento, senza accorgermi che passavano le ore.”
“E perché l’hai fatta di notte, questa ricerca?”
Il Leo che fino a quel momento è rimasto silenzioso, mi lancia un’occhiata significativa e cambia discorso: “Lo scorso fine settimana, a Firenze, ho portato mia nonna a fare una passeggiata in centro.”
“Ma quanto sei tenero?” gli chiedo.
“Tanto. Però ho fatto lo stesso una gaffe terribile. All’altezza del Duomo abbiamo incontrato un’amica di mia nonna, che conoscevo anch’io, perché è la moglie del mio pediatra.”
Paola gli punta contro un indice accusatore: “Vai ancora dal pediatra, eh? Lo sospettavo.”
“Il mio pediatra di quando ero bambino” precisa il Leo. “Sua moglie gli faceva da segretaria e mi regalava sempre le caramelle. Era da tempo che non la vedevo, e sono stato molto caloroso: le ho ribadito che a casa mia ci ricordavamo con affetto del dottor Zoli, e l’ho pregata di salutarmelo tanto. Lei, guardandomi freddamente, ha risposto che non poteva farlo, perché suo marito è morto due anni fa.”
“È nella terra fredda, è nella terra negra…” poetizzo, macabra.
“Me n’ero completamente dimenticato!” geme il Leo. “Non potete immaginare quanto mi ha insultato mia nonna, dopo. Era rossa di rabbia peggio di Giulio: mi ha detto che solo un comunista come me poteva scordarsi una cosa del genere.”
Nessun commento:
Posta un commento