Per l’aperitivo fisso con Giulio, che è tornato da poco dalla Cina. L’appuntamento è di fronte ad un locale giapponese in zona Moscova, lo Yokohama, che entrambi volevamo provare. Scendiamo una lunga scala per trovarci in un enorme stanza, buia e deserta: siamo gli unici avventori. Non c’è buffet ma, insieme al cocktail, ci servono del sushi con uno strano aspetto. “Ma è caldo!” protesto, disgustata, dopo averlo assaggiato.
Giulio, che pure è un gourmet, non sembra particolarmente scandalizzato: ipotizza che si tratti di un tentativo di cucina fusion.
“Che c’è?” gli chiedo. “Non è da te essere così tollerante.” La signora che ci ha servito - probabilmente la padrona - mi fa un sorriso falsissimo dall’altra parte dell’enorme sala.
“Non mi importa nulla della temperatura del cibo” replica lui. “Ho ben altro per la mente.”
“Cosa ti turba?” gli chiedo, materna e comprensiva.
Giulio fa una smorfia amara: “Elisa ed io ci siamo presi una pausa.”
“La classica pausa di riflessione, eh? Eppure mi sembrava che voi due andaste d’accordo. È successo qualcosa?”
“Sì, me ne ha combinata una che non riesco a mandare giù. Come sai, lei segue un corso di capoeira...”
“È già il secondo anno, se non sbaglio” rispondo, prendendo un altro pezzo di sushi impanato. “Non l’aveva coinvolta Barbara, la tua collega alla Pirelli?”
“Esattamente. Ed Elisa si è appassionata. Visto che è molto socievole, ha fatto amicizia con un sacco di persone.”
“Brava! L’amicizia è il sale della vita.”
Giulio non coglie la possibilità di una digressione filosofica: “Insomma, per farla breve, lo scorso fine settimana, mentre ero in Cina, i capoeristi hanno organizzato una riunione al mare ed Elisa ci è andata. Non poteva mancare, visto che hanno celebrato il suo battesimo.”
“Il suo cosa?” mi stupisco. “Prendi un po’ di sushi, se no te lo mangio tutto.”
“Ogni capoerista ha un nome d’arte” prosegue Giulio senza darmi retta. “Nel gruppo di Elisa e Barbara, per esempio, ci sono Cacao, Compasso, Delicada, eccetera. C’è perfino un Arrapatinho.”
“Però! E non ti preoccupava che Elisa andasse al mare con lui?”
“Un po’ sì. Ma più che di Arrapatinho mi sarei dovuto preoccupare di Elisa stessa. La notte, mentre erano tutti in spiaggia che chiacchieravano e cantavano, lei - dopo aver bevuto l’impossibile - si è spogliata e si è gettata in mare, nuda come mamma l’ha fatta! Barbara mi ha detto, per completare il quadro, che era illuminata in pieno da un faro.”
Tornando a casa, telefono al Leo e gli racconto il fattaccio. “Oh my god!” esclama lui. “Quell’energumena è fuori di testa: me la vedo che, ubriaca come un marinaio, si getta a mare nuda, con grida selvagge.”
“Nota che tutti gli altri sono rimasti vestiti. Era l’unica in versione naturista.”
“Giulio non la perdonerà mai!” dichiara convinto il Leo.
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